La torre di babele della fatturazione elettronica


La comunità europea ha identificato un formato standard per lo scambio delle fatture in formato elettronico.

Non smetterò mai di dire che questo è l’aspetto più importante di tutto il problema!

Per una persona senza un background informatico è un concetto che non è facile da capire, vediamo di spiegare meglio.

Se decido di andare in vacanza in Cina sono costretto ad affrontare un grosso problema, la lingua.

Le soluzioni a questo problema sono diverse : potrei imparare il cinese, assumere un interprete, comperare uno di quegli aggeggi elettronici che fanno traduzioni oppure imparare una “lingua franca”.

Quale soluzione scegliere? Ovviamente dipende da molti aspetti, ogni soluzione ha i suoi pro ed i suoi contro.

Imparare il cinese è un’ottima soluzione, costa molto (sotto molti punti di vista) ma una volta che lo si è imparato BENE, non ci saranno problemi.

Ma se il viaggio di piacere in Cina lo faccio una volta sola in tutta la vita? Tanta fatica per così poco?

Assumere un interprete è un’altra buona soluzione, non faccio molta fatica, spendo un po’ e magari l’interprete è anche una bella ragazza che mi terrà compagnia per tutto il viaggio.

Ovviamente, se l’anno prossimo decido di andare in Russia, sono al punto di partenza.

Comperare uno di quegli aggeggi elettronici che traducono è la soluzione che apprezzo di meno… Come fidarsi?

Avete mai provato ad utilizzare il servizio di traduzioni on-line di google? Il risultato non è certo affidabile! Può andare bene se si conosce già la lingua e vi trovate di fronte ad un testo particolarmente difficile.

L’ultima soluzione è quella che, bene o male, tutti utilizziamo: adoperiamo una lingua franca.

A cosa mi riferisco? Naturalmente all’inglese!!

L’inglese è diventato il linguaggio più utilizzato al mondo; in qualunque paese al mondo si troverà sempre qualcuno in grado di capirci se parliamo inglese. Col passare del tempo lo si utilizzerà sempre di più.

Il concetto è chiaro, vero? Torniamo allora alle nostre fatture elettroniche.

Esistono diversi software di contabilità, ognuno ha la sua “lingua”. Siamo di fronte ad una vera e propria torre di Babele informatico/fiscale. E’ ovvio, i concetti che si esprimono sono gli stessi (quelli della contabilità), ma il modo con il quale vengono esposti sono i più disparati. Anche in questo caso, come nel caso del viaggio in Cina, le soluzioni solo le più fantasiose e fantascientifiche.

Potrei acquistare un adattatore per ciascuna applicazione con la quale dovrò scambiare le mie fatture; ma, tra clienti e fornitori, dovrei acquistare centinaia di adattatori. Il costo sarebbe ESAGERATO!

Potrei costringere tutti i miei clienti e fornitori ad adottare il mio stesso software di contabilità. No, questa non sta proprio in piedi….

Potrei acquistare un supertraduttore in grado di convertire (con una “semplice” configurazione) da e verso qualsiasi formato; Peccato che di solito queste configurazioni sono un VERO CASINO!

Personalmente (e penso di averlo dimostrato con sinekarta) adotto la filosofia KISS(Keep It Simple, Stupid!).

Faccio in modo che il mio software di contabilità “impari” una lingua franca. Quale? Quella indicato dalla comunità europea : l”UN/CEFACT Cross-Industry Invoice (CII) versione 2.

Come faccio ad insegnargli? Io non posso. Posso però esigere che il mio fornitore implementi alcune funzioni per importare ed esportare fatture in questo formato.

Attenzione però, queste funzioni non serviranno solo a me, serviranno a tutte le aziende che utilizzano lo stesso software di contabilità. Se il vostro fornitore intende farvi pagare una follia per queste funzioni, rifiutatevi! In fondo pagate ogni anno un canone di licenza, queste sono (o saranno) normali evoluzioni del software.

Buon Natale!

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La fatturazione elettronica in Europa


L’articolo di oggi prende spunto da un documento che mi è stato indicato dal mio commercialista riguardante l’introduzione della fatturazione elettronica a alivello europeo (grazie Andrea!).

Da questo documento emergono diversi spunti di riflessione.

Il primo mi rende orgoglioso di essere Italiano; infatti l’Italia risulta essere, una volta tanto, all’avanguardia su questi temi.

Sono pochi gli “stati membri” che hanno adottato (o stanno per adottare) iniziative per rendere obbligatoria la fatturazione elettronica negli appalti pubblici.

In alcuni casi la firma digitale non è nemmeno prevista. Anche qui, nel bene e nel male, l’Italia è in prima fila. Speriamo che la burocrazia non rallenti troppo questa cavalcata.

Il secondo aspetto, e qui una citazione testuale è d’obbligo, riguarda gli obiettivi : “La Commissione desidera che entro il 2020 la fatturazione elettronica diventi il principale modo di fatturazione in Europa“.

E’ vero, mancano 10 anni.Inoltre se le cose andranno come sono andate qui in Italia, c’è da aspettarsi qualche proroga… Il dato però è interessante : la strada è questa, bisogna andare avanti.

Il terzo punto di attenzione riguarda gli aspetti tecnici.

Il documento, che ha delle evidenti basi tecniche, si riferisce più volte ad un “modello di dati comuni, ovvero l”UN/CEFACT Cross-Industry Invoice (CII) versione 2“.

Come già evidenziato in altri articoli di questo blog [1] [2] [3] [4], il vero problema della fatturazione elettronica riguarda il formato della fattura.

E’ importante che tutti i software che “maneggiano” una fattura sappiano interpretarla correttamente.

E’ necessario, prima di tutto, un formato comune ed universale, non proprietario ma basato su una specifica pubblica, che definisca i contenuti della fattura.

Questo formato è stato già identificato ed è appunto l’UN/CEFACT Cross-Industry Invoice (CII) versione 2.

In un precedente articolo avevo indicato, come formato di riferimento, l’UBL di OASIS, ma esiste un tavolo di lavoro che sta portando all’unificazione dei due formati; questo è un punto dell’analisi della fatturazione elettronica di sinekarta da rivedere!

Il passo successiva toccherà ai produttori di software contabile, dovranno permettere l’importazione e l’esportazione delle fatture in questo formato.

Ci sarebbero sicuramente tanti altri spunti di riflessione riguardo questo documento, dai dati economici (isparmiare circa 240 miliardi di euro in sei anni) a quelli strategici; io mi fermo qui.

[9 Febbraio 2011] Una nota riguardo questo articolo che mi è stata fatta notare da Andrea in questa discussione su linkedin. L’UN/CEFACT Cross-Industry Invoice (CII) versione 2 non è un formato ma è un modello semantico, qualcosa che descrive le informazioni che devono essere contenute in un documento di tipo fattura, non i campi ed formati dei campi. L’UBL è un formato che è (o sarà) compatibile con queste specifiche.

Ecco i fatti oltre alle parole


Abbiamo parlato per mesi di conservazione sostitutiva, analizzandone i problemi dalle più diverse prospettive.

Da tutto questo parlare è nato il software sinekarta che tutti voi conoscete, almeno a parole.

Ecco il primo video tutorial relativo a sinekarta.

Buona visione!

Sinekarta : dove siamo e dove stiamo andando.


Da pochi giorni è stata pubblicata la prima versione ufficiale di sinekarta, è doveroso fare un punto della situazione riguardo il progetto.

Prima di tutto è utile sottolineare quello che è un punto cardine del progetto : sinekarta è e rimarrà sempre open source.

Sono convinto che molti hanno aspettato fin ora per capire se l’etichetta open source fosse soltanto una trovata pubblicitaria oppure fosse una realtà. Molti progetti open source, soprattutto italiani, si fregiano di questa medaglia soltanto per motivi commerciali, in realtà di open source hanno veramente poco. Il progetto sinekarta rimane fedele a questo ideale, nel bene e nel male.

Ok, sono diventato troppo mieloso, me ne rendo conto, non scapate, ora parliamo di cose un po’ più pratiche.

Come ho già detto in un recente articolo, le patate open source non esistono anche i collaboratori di Jenia software devono, alla fine del mese, portare a casa uno stipendio. Anche per risolvere questo problema abbiamo deciso di seguire la regola che è stata per tutto il progetto un faro illuminante : Non inventiamoci l’acqua calda!

Come possiamo guadagnare da sinekarta tenuto conto che il software è opensource e non può essere venduto? Per fortuna non siamo i primi a fare progetti utilizzando questo modello di business, è bastato guardare oltre il nostro naso e capire come fanno gli altri. Stiamo preparando un pacchetto di servizi (con diversi livelli di complessità) legati a sinekarta che saranno venduti in abbonamento; esattamente come viene fatto da tutti agli altri produttori come, ad esempio, Oracle, Red Hat, Suse, Ibm e Alfresco (la citazione era d’obbligo).

Di sinekarta ne esisteranno quindi due distinte edizioni : l’edizione Community (quella già disponibile ora) e l’edizione Enterprise.

Ma ATTENZIONE! non stiamo parlando di software diversi!

Il software è sempre lo stesso, ma il primo è fornito così com’è, il secondo è garantito, assistito, documentato, supportato, etc…

L’edizione Enterprise è in fase di studio appena saremo in grado di formalizzare l’offerta commerciale (entro la fine dell’anno) pubblicheremo tutto il materiale.

Quelli di voi che non possono (o non vogliono) aspettare possono contattare direttamente Jenia Software.

Ora che abbiamo parlato degli aspetti commerciali legati all’edizione Enterprise vediamo di capire in che direzione evolverà il software. Abbiamo già dichiarato che il prossimo grande obiettivo da colpire è la fatturazione elettronica. Contiamo di realizzare la conservazione sostitutitva delle fatture elettroniche entro la metà del 2011. Subito dopo ci occuperemo degli aspetti legati alle grandi aziende ed alle Pubbliche Amministrazioni : implementeremo la protocollazione; è plausibile che questo obiettivo venga colpito verso la metà del 2012.

E nel frattempo?

Oltre a questi obiettivi a lungo termine (non stupitevi, nell’informatica 2 anni sono veramente moooolto tempo) abbiamo definito degli obiettivi più “vicini”. Entro il 20 Dicembre verrà pubblicato un installer di sinekarta. L’attuale versione di sinekarta è decisamente complessa da installare! Abbiamo deciso di predisporre un software in grado di autoconfigurarsi su un’installazione esistente di Alfresco. Subito dopo, entro la fine di Gennaio 2011, prepareremo un’altro interessante (ma emplice) strumento : una funzione per effettuare la firma di gitale di un generico documento PDF.
Si, ci cospargiamo il capo di cenere e ammettiamo la svista: eravamo così concentrati ad implementare la conservazione sostitutiva che una funzione così “facile” come la generica firma di un documento PDF ci è scappata.

Prima di chiudere, un ringraziamento particolare agli amici di Reiser che, se pur da lontanto (geograficamente intendo), ci hanno seguito fin qui dandoci spesso preziosi consigli e supporto.