Ma la marca temporale è veramente indispensabile?


Capire a fondo gli aspetti legati alla marca temporale non è stato facile; noto che spesso le persone con le quali approfondisco i temi di sinekarta non hanno le idee chiare.

L’articolo di oggi ha l’obiettivo di fare chiarezza su questo spinoso tema.

Prima di tutto è utile fare una distinzione tra conservazione sostitutiva e fatturazione elettronica.

La prima ha lo scopo di definire delle linee guida generiche che permettano la dematerializzazione di qualsiaisi documento; la normativa di riferimento (definita dal CNIPA) è questa : http://www.cnipa.gov.it/site/_files/DELIBERAZIONE%2019%20febbraio%202004_v1.pdf (sapevate che il CNIPA è destinato ad essere sostituito da Digit@PA?).

La fatturazione elettronica invece è una normativa diversa che si basa su quella CNIPA ma che definisce le regole specifiche per i documenti “rilevanti ai fini tributari”; questa normativa è definita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e la potete trovare qui : http://www.cnipa.gov.it/site/_files/DECRETO%2023%20gennaio%202004.pdf.

I documenti da me indicati sono alla base della normativa che, in 6 anni, è stata oggetto di diversi chiarimenti e modifiche; sono comunque un buon punto di partenza. Il lettore più attento avrà notato che la delibera CNIPA ha una data posteriore al decreto del MEF, ma questo è un’altro discorso…

Fin qui non penso di avere detto nulla di nuovo, tutti voi avrete gia sentito parlare (chi più, chi meno) di questi 2 importanti documenti.

La maggior parte delle persone però dedica alla lettura di queste poche pagine troppo poco tempo per capirci veramente qualcosa. Come ho già detto diverse volte questi documenti sono in perfetto burocratichese! Termini che per chiunque possono sembrare sinonimi non lo sono affatto, per leggerli adeguatamente bisogna soppesare ciascuna virgola e dare importanza a tutte le frasi.

Ma veniamo al tema del nostro articolo : la normativa CNIPA non parla MAI di marca temporale. Le linee guida generiche riguardanti la dematerializzazione indicano che il documento deve essere firmato (firma digitale) dall’RCS che attesta il corretto svolgimento del processo. Nella delibera CNIPA non si parla nemmeno di opponibilità a terzi, questo significa che un documento conservato secondo questa normativa non ha valore probatorio. Il motivo è sostanzialmente legato all’impossibilità di stabilire (da parte di terzi) la data e l’ora in cui l’RCS ha apposto la propria firma digitale.

A parole il giro è piuttosto contorto, vediamo di fare un esempio : io sono l’RCS del mio sistema di conservazione sostitutiva. Oggi un giudice mi chiede di esibire un documento particolare vecchio di 4 anni ma io mi accorgo di non averlo MAI messo nel mio sistema di conservazione sostitiviva, di fatto l’ho perso! Che guaio!!! Dovrò pagare una multa salatissima… No, no, no. Sai cosa faccio? Modifico la data del mio server (portandola indietro di 4 anni), scrivo il documento tramite un editor (OpenOffice?), lo metto nel mio sistema di conservazione sostitutiva e lo firmo. Rimetto la data del mio server a posto ed il gioco è fatto! Presento al giudice un documento che è stato messo in conservazione 4 anni fà.

Ovviamente chi ha pensato la normativa riguardante i documenti “rilevanti ai fini tributari” sapeva che l’italiano medio sarebbe dispostissimo a fare giochi come questo per evitare di pagare multe ed, in genere, per pagare meno soldi all’erario.

In realtà esiste un secondo problema. La firma digitale scade. La mia firma digitale ad esempio (rilasciata da Infocert) scade tra 3 anni. Questo significa che un documento firmato 4 anni fa non è più verificabile, ovvero essendo la firma scaduta, la chiave pubblica non è più valida. Se la chiave pubblica non è valida, qualsiasi verifica della firma fallirà. In un sistema di conservazione sostitutiva di questo tipo, tutti i documenti dovrebbero essere rifirmati (riversamento sostitutivo) prima dello scadere della vecchia firma.

La marca temporale risolve entrambi i problemi. Da una parte rende la data del processo di conservazione sostitutiva certa; questa viene garantita da un certificatore qualificato (accreditato presso il CNIPA); dall’altra estende la validità della firma dell’RCS. Le marche temporali e le chiavi utilizzate per la loro sottoscrizione sono conservate dal certificatore accreditato per un periodo di almeno 5 anni, prolungabili su base contrattuale.

Durante l’analisi funzionale di sinekarta abbiamo valutato attentamente questi aspetti ed abbiamo deciso di implementare un sistema di conservazione sostitutiva basato SEMPRE sulla marca temporale. La scelta è legata ad almeno due validi motivi :

  1. il costo di una marca temporale è così basso (infocert le vende ad un costo massimo di 36 centesimi euro) da ripagare abbondantemente il costo indotto dal riversamento sostitutivo dei documenti con firma scaduta
  2. la marca temporale è obbligatoria per i documenti “rilevanti ai fini tributari” e visto che sinekarta implementerà la fatturazione elettronica abbiamo pensato di portarci avanti

Il sistema di conservazione sostitutiva implementato da sinekarta rispetta entrambe le normative.

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2 Responses to Ma la marca temporale è veramente indispensabile?

  1. Le marche temporali rilasciate da Infocert hanno una validità di 20 anni dal loro utilizzo. Infocerti non si avvale della possibilità di ridurre a 5 anni la validità standard delle marche temporali.
    Ottima notizia!!!

  2. Come non detto, è la nuova normativa che lo prevede.
    Ovvero : secondo la nuova normativa che entrerà in vigore dalla fine del 2010, tutte le CA saranno costrette a fare valere le proprie marche temporali per 20 anni.
    Mi riferisco alla Deliberazione 45 del CNIPA, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2009.

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